19 luglio 1915, Monte Podgora: l'eroico assalto dei Carabinieri nella tempesta di fuoco
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19 luglio 1915, Monte Podgora: l’eroico assalto dei Carabinieri nella tempesta di fuoco

19 luglio 1915, Monte Podgora: l'eroico assalto dei Carabinieri nella tempesta di fuoco
Condoralex Condoralex 19 luglio 2026 53 Scarica PDF

Il 19 luglio 1915, durante la Prima guerra mondiale, i Carabinieri assaltarono le fortificazioni austro-ungariche sul Monte Podgora, avanzando sotto un violentissimo fuoco nemico. L’obiettivo di conquistare quota 240 non fu raggiunto e l’assalto costò perdite gravissime. I reparti mantennero tuttavia le posizioni avanzate raggiunte, offrendo una straordinaria prova di coraggio e senso del dovere.

Il 19 luglio 1915, sulle alture che dominavano Gorizia, i Carabinieri scrissero una delle pagine più drammatiche e significative della propria storia militare.

L’Italia era entrata nella Prima guerra mondiale da meno di due mesi. Sul fronte orientale, il Regio Esercito tentava di superare il sistema difensivo austro-ungarico disposto lungo il fiume Isonzo e sulle alture circostanti.

Uno dei principali ostacoli sulla strada verso Gorizia era il Monte Podgora, chiamato anche Monte Calvario. Il rilievo rappresentava un caposaldo di fondamentale importanza: dalle sue posizioni le forze austro-ungariche potevano osservare e battere con il fuoco la pianura sottostante e le direttrici d’avanzata italiane.

I Carabinieri inviati in prima linea

Il Reggimento Carabinieri Reali, formato principalmente dal 2° e dal 3° Battaglione, era stato posto alle dipendenze della Brigata “Pistoia”.

In quei primi mesi di guerra i Carabinieri non venivano impiegati soltanto nei tradizionali compiti di polizia militare, controllo delle retrovie e mantenimento dell’ordine. Al Podgora furono chiamati a combattere come fanteria, direttamente sulla prima linea.

Dopo una giornata di preparazione dell’artiglieria italiana, alle ore 11 del 19 luglio arrivò l’ordine di attaccare quota 240.

Davanti ai Carabinieri si trovava però una posizione difensiva estremamente difficile da espugnare. Le trincee austro-ungariche erano protette da più ordini di reticolati e, in alcuni punti, erano state costruite o rinforzate con cemento, risultando in gran parte resistenti al bombardamento preliminare.

L’ultimo tratto della salita era inoltre ripido, scoperto e completamente esposto al tiro dei difensori.

L’avanzata sotto il fuoco

I reparti uscirono dalle posizioni italiane e iniziarono ad avanzare sotto un violentissimo fuoco di artiglieria, fucileria e mitragliatrici.

Secondo la ricostruzione storica dell’Arma, l’assalto doveva essere condotto alla baionetta e senza aprire il fuoco. I Carabinieri avanzarono quindi mantenendo l’ordine dei reparti nonostante le perdite, cercando di raggiungere le difese avversarie.

Il terreno scoperto, la pendenza e soprattutto i reticolati ancora intatti impedirono però di penetrare stabilmente all’interno del sistema fortificato austro-ungarico.

Per circa quattro ore gli uomini rimasero esposti alla reazione nemica. Alle 15, constatata l’impossibilità di proseguire, venne impartito l’ordine di interrompere l’assalto, mantenere le posizioni raggiunte e consolidarsi sul terreno.

L’obiettivo principale non era stato conquistato, ma i Carabinieri non avevano abbandonato disordinatamente il campo. Nonostante le perdite e la violenza del fuoco, i reparti continuarono ad avanzare e successivamente conservarono le posizioni raggiunte.

Un bilancio durissimo

Il prezzo pagato fu gravissimo: 53 morti, 143 feriti e 10 dispersi tra ufficiali, sottufficiali, appuntati e Carabinieri.

Tra i caduti vi fu anche il capitano Eugenio Losco, decorato alla memoria con la Medaglia di bronzo al valor militare.

Per il comportamento tenuto durante i combattimenti furono concesse ai militari del reparto 9 Medaglie d’argento, 33 Medaglie di bronzo e 13 Croci di guerra al valor militare.

Il comandante della Brigata “Pistoia” ricordò come i Carabinieri fossero rimasti saldi sotto quella che definì una tempesta di piombo e di ferro.

Anche il duca d’Aosta, comandante della 3ª Armata, avrebbe successivamente ricordato la tenacia dimostrata dai militari dell’Arma sul Podgora: decimati dal fuoco nemico, ma non fiaccati.

La prima Medaglia d’oro alla Bandiera dell’Arma

Il sacrificio del Podgora divenne uno dei principali simboli della partecipazione dei Carabinieri alla Grande Guerra.

Il comportamento complessivamente tenuto dall’Arma durante il conflitto, sia sul fronte sia nelle retrovie, portò alla concessione della prima Medaglia d’oro al valor militare alla Bandiera dei Carabinieri.

La decorazione venne concessa il 5 giugno 1920. Proprio per questo motivo, ancora oggi, il 5 giugno viene celebrato come anniversario della fondazione dell’Arma.

Nella motivazione della Medaglia d’oro venne ricordato anche il contributo dei Carabinieri nelle battaglie dell’Isonzo e il sangue versato per la vittoria italiana.

Una pagina di disciplina e sacrificio

L’assalto del Podgora non fu una vittoria nel significato tattico del termine. Quota 240 non venne conquistata quel giorno e le difese austro-ungariche continuarono a resistere.

Il valore storico dell’episodio si trova soprattutto nella condotta dei reparti: uomini chiamati ad avanzare frontalmente contro una posizione fortificata, in un terreno scoperto e sotto il fuoco continuo delle armi automatiche e dell’artiglieria.

Una situazione che riassume tragicamente molte delle caratteristiche della Prima guerra mondiale: bombardamenti incapaci di distruggere completamente le difese, assalti frontali, reticolati ancora intatti e perdite elevatissime per conquistare pochi metri di terreno.

Il 19 luglio di ogni anno, il ricordo torna a quei Carabinieri che avanzarono sulle pendici del Monte Calvario e rimasero al proprio posto anche quando l’assalto era ormai diventato impossibile.

Non una celebrazione della guerra, ma il ricordo della disciplina, del senso del dovere e del sacrificio di uomini che affrontarono una delle prove più dure della Grande Guerra.

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