A dieci anni dall'apertura di tutti i ruoli militari da combattimento alle donne, negli Stati Uniti torna al centro del dibattito la loro presenza nelle unità di prima linea. A riaprire la questione è il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, che già prima della sua nomina aveva espresso pubblicamente una posizione contraria all'impiego femminile nei reparti da combattimento.
La decisione del Pentagono di commissionare un nuovo studio sull'efficacia operativa delle donne ha spinto tre organizzazioni statunitensi per i diritti civili ad avviare un'azione legale contro il Dipartimento della Difesa. L'obiettivo non è impedire la ricerca, ma ottenere i documenti necessari a comprenderne le motivazioni, i criteri scientifici e il possibile utilizzo dei risultati.
Le dichiarazioni di Hegseth: «Non dovremmo avere donne nei ruoli di combattimento»
La posizione di Pete Hegseth sull'argomento risale a prima del suo ingresso nell'amministrazione Trump.
Nel novembre 2024, durante un'intervista al podcast di Shawn Ryan, l'attuale Segretario alla Difesa dichiarò esplicitamente che le donne non avrebbero dovuto ricoprire incarichi da combattimento, sostenendo che la loro integrazione non avesse migliorato l'efficacia o la letalità dello strumento militare.
Nel libro The War on Warriors, Hegseth aveva inoltre criticato l'apertura dei reparti da combattimento alle donne, associandola a un cambiamento culturale e politico che, a suo giudizio, avrebbe allontanato le Forze Armate dalla loro missione principale.
Durante l'audizione di conferma al Senato, nel gennaio 2025, Hegseth attenuò tuttavia le proprie dichiarazioni, riconoscendo il contributo delle militari e sostenendo che l'accesso agli incarichi dovesse dipendere dal superamento di requisiti operativi comuni, senza differenze legate al sesso.
Il Pentagono commissiona un nuovo studio sull'efficacia operativa
Nel dicembre 2025, il Sottosegretario alla Difesa per il Personale e la Prontezza Operativa, Anthony Tata, firmò una direttiva per avviare una valutazione dell'efficacia delle donne nelle unità terrestri da combattimento dell'Esercito e del Corpo dei Marines.
Lo studio, inizialmente affidato all'Institute for Defense Analyses nel gennaio 2026, avrebbe dovuto esaminare aspetti quali preparazione operativa, addestramento, prestazioni e capacità delle unità.
Nell'aprile 2026, tuttavia, l'incarico venne trasferito al Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory, con una modifica della durata prevista della valutazione.
Proprio questo passaggio ha sollevato alcuni degli interrogativi più rilevanti.
Il caso Jane Pinelis e le contestazioni allo studio del 2015
Tra i responsabili della nuova ricerca figura Jane Pinelis, già coinvolta in uno studio commissionato dal Corpo dei Marines nel 2015 sull'integrazione delle donne nelle unità da combattimento.
Quella ricerca aveva evidenziato prestazioni inferiori, in alcune prove, delle unità miste rispetto a quelle interamente maschili.
Lo studio era stato tuttavia criticato da diversi osservatori e rappresentanti delle istituzioni militari statunitensi, che ne avevano contestato l'impostazione metodologica e la capacità di distinguere le differenze fisiche medie tra uomini e donne dall'effettiva idoneità individuale a svolgere specifici incarichi operativi.
La scelta di affidare il nuovo approfondimento a un gruppo di ricerca collegato al precedente studio ha alimentato i timori delle organizzazioni ricorrenti, secondo le quali i risultati potrebbero essere utilizzati per sostenere una posizione politica già espressa in passato.
Al momento, tuttavia, non vi sono elementi pubblicamente verificati che dimostrino che il risultato della nuova ricerca sia stato predeterminato.
Tre organizzazioni chiedono trasparenza al Pentagono
L'American Civil Liberties Union (ACLU), il National Women's Law Center e il Service Women's Action Network hanno presentato un ricorso presso un tribunale federale di Washington, chiedendo al Dipartimento della Difesa di rendere disponibili documenti e comunicazioni riguardanti lo studio.
Le organizzazioni avevano già avanzato richieste di accesso agli atti nell'agosto 2026 attraverso il Freedom of Information Act (FOIA), senza ottenere, secondo quanto riportato nel ricorso, una risposta adeguata.
Gillian Thomas, legale senior dell'ACLU Women's Rights Project, ha contestato le precedenti dichiarazioni di Hegseth, sostenendo che il Segretario alla Difesa abbia più volte messo in discussione le capacità delle donne nel combattimento terrestre senza presentare prove sufficienti.
Le associazioni vogliono soprattutto conoscere le ragioni del nuovo studio, i criteri di valutazione adottati e l'eventuale destinazione dei risultati.
Il Pentagono, interpellato sulla controversia, ha dichiarato di non commentare i procedimenti giudiziari in corso.
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