Il Corpo dei Marines degli Stati Uniti ha deciso di mantenere l’M27 Infantry Automatic Rifle (IAR) come arma principale per le proprie formazioni da combattimento ravvicinato, rinunciando per ora ad adottare l’M7 dell’Esercito, fulcro del programma Next Generation Squad Weapon (NGSW). La conferma è arrivata tramite un portavoce del servizio in dichiarazioni rilasciate a Task & Purpose.
“Il Marine Corps manterrà l’M27 per le nostre formazioni di close combat perché è ciò che meglio si allinea ai requisiti unici del servizio, all’impiego dottrinale anfibio delle armi e alle priorità di modernizzazione distinte, garantendo al contempo un’interoperabilità senza soluzione di continuità all’interno della forza congiunta e con i partner di coalizione”, ha spiegato il portavoce in una e-mail.
La motivazione ufficiale ruota attorno a tre concetti chiave:
Questo non significa una chiusura definitiva: il Marine Corps ha precisato che continuerà a osservare l’evoluzione dell’M7 per orientare eventuali requisiti futuri.
“Continueremo a monitorare lo sviluppo dell’M7 [Next Generation Squad Weapon rifle] per informare requisiti futuri”, ha aggiunto il portavoce, ribadendo che la valutazione dei sistemi è continua e basata sulle necessità expeditionary.
L’M27 IAR, basato su un progetto Heckler & Koch, è entrato in servizio operativo con i Marines in Afghanistan nel 2011. Nato inizialmente con l’obiettivo di rimpiazzare il M249 come arma automatica di squadra, nel tempo ha visto espandere il proprio ruolo fino a diventare un elemento standard all’interno delle squadre fucilieri, consolidandosi come piattaforma centrale per il close combat.
L’M7 rappresenta il salto generazionale dell’Esercito: un sistema costruito attorno a una munizione da 6,8 mm, pensata per garantire maggiore portata ed efficacia rispetto al diffuso 5,56 mm impiegato da decenni in molte componenti delle forze armate statunitensi.
Nel programma NGSW, l’Esercito sta distribuendo M7 e la mitragliatrice M250 a diverse categorie di personale in prima linea, tra cui fanteria, esploratori, genieri, osservatori avanzati, medici da combattimento e forze speciali.
A sostegno della nuova munizione, è stata riportata una valutazione attribuita al Brig. Gen. Phil Kinniery (Infantry School/Maneuver Center of Excellence, Fort Benning, Georgia), secondo cui il 6,8 mm “ferma il nemico con un colpo” riducendo la necessità di ingaggiare con più colpi per ottenere lo stesso effetto.
Nonostante l’avvio della distribuzione, l’M7 è finito al centro di discussioni su aspetti progettuali. Una presentazione di un ufficiale dell’Esercito al Modern Day Marine di Washington, D.C., ha sollevato dubbi sulla capacità del caricatore da 20 colpi, giudicata potenzialmente limitante in alcuni scenari di combattimento.
Le critiche sono state respinte sia dall’Esercito sia dal produttore Sig Sauer. Jason St. John, senior director of strategic products dell’azienda, ha dichiarato a Task & Purpose che un ampio team lavora quotidianamente sul sistema e che l’azienda è “altamente fiduciosa” nella robustezza, sicurezza e prestazioni dell’arma.
La posizione odierna si inserisce in una traiettoria già emersa in passato. Nel maggio 2020, il Marine Corps Systems Command intervenne per correggere un comunicato che aveva generato confusione, perché lasciava intendere che il Corpo intendesse sostituire l’M27 nell’ambito del programma NGSW. L’episodio evidenziò già allora la cautela dei Marines nel legare la propria modernizzazione direttamente alle scelte dell’Esercito.
La decisione mantiene i Marines su una linea di continuità: l’M27 resta il riferimento per le unità da close combat, mentre l’Esercito prosegue con il passaggio all’M7/M250 e al 6,8 mm. Nel breve periodo, questo implica:
Fonte: https://defence-blog.com/u-s-marine-corps-rejects-switch-to-m7-rifle/
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