Taglio netto: gli Usa si sfilano dall’Est Europa - brigatafolgore.net
Gli Stati Uniti hanno avviato ufficialmente la riduzione della loro presenza militare in Europa orientale. Il Pentagono ha comunicato che non sostituirà la rotazione di una brigata con base in Romania e con elementi dislocati in Bulgaria, Ungheria e Slovacchia. La decisione, arrivata direttamente dalla Casa Bianca, comporterà il ritiro di circa 800 militari dalle basi di Mihail Kogălniceanu, Deveselu e Câmpia-Turzi, lasciando circa un migliaio di soldati statunitensi ancora sul territorio romeno.
Washington chiarisce che non si tratta di un “ritiro” ma di un «adeguamento della postura delle forze», sottolineando che l’impegno verso la NATO e l’articolo 5 resta intatto. Anche l’Alleanza atlantica ha ribadito che, nonostante questa rimodulazione, la presenza americana in Europa è oggi più consistente rispetto al periodo precedente al 2022.
Dietro la decisione si intravede la ridefinizione strategica della politica di difesa americana. Donald Trump, tornato alla Casa Bianca, prosegue una linea già tracciata da Obama e Biden: meno truppe stanziali in Europa e più attenzione al teatro dell’Indo-Pacifico, dove si gioca la sfida di lungo periodo con la Cina.
La riduzione delle truppe in Europa orientale si inserisce in una strategia più ampia: trasferire parte dell’onere della sicurezza agli alleati europei e ridurre l’impegno diretto americano in conflitti e fronti “non vitali”. Anche il sostegno a Kiev si orienta verso un maggiore coinvolgimento finanziario e operativo dell’Unione europea.
Le reazioni in Europa sono caute ma consapevoli. Il ministro italiano della Difesa Guido Crosetto ha parlato di “realismo necessario”: «Il disimpegno americano non è iniziato oggi. Gli Stati Uniti pensano al confronto con la Cina, e l’Europa dovrà imparare a difendersi da sola. Ci vorranno dieci anni per costruire una vera capacità autonoma di difesa, ma il percorso è ormai irreversibile».
Dalla Commissione europea è arrivato un messaggio simile: non sorpresa, ma determinazione a rafforzare il fianco orientale dell’Unione e i circa 3.000 chilometri di confine sotto osservazione. L’obiettivo è accelerare il percorso di riarmo e coordinamento comune, con l’impegno – già preso al vertice NATO di giugno – di portare la spesa militare fino al 5% del Pil entro il 2035.
Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, si apre così una nuova fase. Gli Stati Uniti non si ritirano, ma cambiano ruolo: da garanti assoluti della sicurezza a partner strategici che chiedono reciprocità. La protezione americana non è più automatica. L’Europa, se vuole contare, dovrà finalmente imparare a camminare da sola.
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