Il Corno d’Africa si trova oggi davanti a una delle crisi più profonde degli ultimi decenni. Quella che per anni è stata una tensione latente tra Addis Abeba e Khartoum si è trasformata in un potenziale scontro frontale che minaccia di incendiare l’intera regione.
Le cause di un possibile conflitto sono stratificate e interconnesse, spaziando da dispute territoriali a questioni di sopravvivenza nazionale:
Un conflitto aperto tra queste due potenze demografiche e militari non resterebbe confinato entro i loro confini.
Per il Cairo, il Nilo è la vita stessa. L’Egitto guarda con estremo timore a qualsiasi instabilità che possa dare all’Etiopia il controllo totale sulle acque del fiume. Una guerra tra Sudan ed Etiopia costringerebbe l’Egitto a intervenire, probabilmente a fianco di Khartoum, per garantire il flusso idrico, trasformando un conflitto di confine in una guerra regionale per le risorse.
La destabilizzazione dell’asse Etiopia-Sudan porterebbe al collasso della sicurezza nel Corno d’Africa. Si teme:
Gibuti è la porta dell’Etiopia verso il mare. Un conflitto interromperebbe i flussi commerciali ferroviari e stradali, mettendo in ginocchio l’economia gibutiana, che dipende quasi interamente dalle tasse portuali etiopi. Inoltre, la presenza di numerose basi militari straniere (USA, Cina, Francia, Italia) renderebbe Gibuti un terreno diplomatico sensibilissimo e potenzialmente coinvolto.
L’Italia osserva con estrema preoccupazione per tre motivi principali:
In conclusione, la tensione tra Etiopia e Sudan non è più una questione locale. È un nodo gordiano che coinvolge la sicurezza energetica, alimentare e migratoria dell’intera area euro-mediterranea.
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