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Perché il controllo dell’Oceano Atlantico sarà decisivo nel futuro dell’Occidente

Nel saggio Tempesta. Reykjavik, Brest, New York e Rabat, Mario De Pizzo analizza l’Atlantico del Nord come area di confronto tra USA, Russia e Cina. Il volume esamina il GIUK Gap, la deterrenza francese, la crisi dell’ONU e il Sahel, tra risorse, cavi sottomarini, rotte artiche e minacce ibride. Cita anche la Great Green Wall promossa da Unione Africana e FAO.

Perché il controllo dell’Oceano Atlantico sarà decisivo nel futuro dell’Occidente
Perché il controllo dell’Oceano Atlantico sarà decisivo nel futuro dell’Occidente - © https://upload.wikimedia.org/
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Nel saggio Tempesta. Reykjavik, Brest, New York e Rabat, Mario De Pizzo analizza l’Atlantico del Nord come area di confronto tra USA, Russia e Cina. Il volume esamina il GIUK Gap, la deterrenza francese, la crisi dell’ONU e il Sahel, tra risorse, cavi sottomarini, rotte artiche e minacce ibride. Cita anche la Great Green Wall promossa da Unione Africana e FAO.

L’Oceano Atlantico era un ponte, è diventato un fronte e rischia di trasformarsi in un fossato. È questa la tesi centrale del saggio Tempesta. Reykjavik, Brest, New York e Rabat (edito da Luiss University Press), scritto da Mario De Pizzo, giornalista del Tg1 e membro dell’Atlantic Council.
Mentre l’attenzione globale è spesso catalizzata dai conflitti a Est — tra Ucraina, Medio Oriente, Taiwan e la sfida diretta tra USA e Cina — il teatro cruciale del XXI secolo rimane a Ovest, lungo l’Atlantico del Nord. Questa fascia oceanica, per settant’anni «spina dorsale dell’Occidente» (come ricorda l'ambasciatore Giampiero Massolo nella prefazione), si è trasformata in una vera e propria terra di conquista.

I quattro nodi strategici della «Tempesta»

Attraverso quattro luoghi simbolo, il saggio traccia una mappa dei nuovi rischi geopolitici e tecnologici che minacciano l'equilibrio globale:

1. Reykjavik e il GIUK Gap: la corsa alle risorse e alla deterrenza subacquea

Il viaggio si apre con uno scenario futuro ma imminente al largo dell'Islanda, nel GIUK Gap (il braccio di mare tra Groenlandia, Islanda e Regno Unito). È il punto di strozzatura in cui le grandi potenze nucleari — USA, Russia e Cina — si affrontano tra sottomarini avanzati (come i classe Columbia americani, i Belgorod russi o i Type 096 cinesi), droni subacquei, cavi sottomarini, spionaggio navale e minacce cibernetiche.
  • L’Artico e il cambiamento climatico: Lo scioglimento dei ghiacci rende l'area sempre più accessibile. Qui si concentra il 10% delle riserve mondiali di petrolio, il 30% di gas naturale e giacimenti di minerali strategici e terre rare (litio, cobalto, nichel, platino e palladio).
  • Nuove rotte e intelligenza artificiale: La Cina ha già avviato la sua Ice Silk Road, mentre la Russia cerca varchi verso l'Atlantico per dividere l'Europa da USA e Canada. Il tutto è aggravato dall'impiego di armi autonome con sistemi di Intelligenza Artificiale e dalla crisi delle intese sulla non proliferazione.

2. Brest: la deterrenza nucleare europea

A Brest, in Bretagna, sorge l’Île Longue, la base dei sommergibili nucleari francesi che rappresenta il bastione della deterrenza dell’unica potenza nucleare dell’Unione Europea.
  • Il rafforzamento della cooperazione nucleare tra Francia e Regno Unito e i recenti attacchi di droni e minacce ibride (dietro cui si addensano i sospetti di Mosca) evidenziano la vulnerabilità dell'Europa.
  • Il presidente francese Emmanuel Macron ha proposto un piano di dissuasione avanzata europea sottoscritto da otto Paesi, da cui l'Italia ha scelto di restare fuori.

3. New York: la crisi del multilateralismo

Nella tappa newyorchese emerge la crisi profonda dell'ONU e il parallelo avanzare di visioni politiche che minano le radici della civiltà occidentale: l'idea che il potere non debba avere limiti e che l'ideologia debba piegare il diritto.

4. Rabat e il Sahel: la contesa per le risorse e la stabilità del Sud

Il confronto si estende fino al Nord Africa e al Sahel, la cintura ricca di risorse dove il Marocco punta a diventare un perno tra Atlantico e Mediterraneo.
  • Pesano tuttavia le tensioni regionali con l'Algeria e la penetrazione russa attraverso le milizie dell'Africa Corps.
  • Per l'Europa, stabilizzare questo quadrante è fondamentale per contenere il terrorismo e le pressioni migratorie; per gli USA, è la chiave per garantirsi l'accesso ai minerali critici.

Una carta nautica per navigare la burrasca

Nonostante lo scenario delineato sia complesso, il messaggio di Tempesta non è un requiem per l'Occidente, ma una carta nautica per navigare la burrasca. Il libro si chiude con uno sguardo di speranza alla Great Green Wall, la muraglia verde di 8mila chilometri promossa dall'Unione Africana e dalla FAO: la dimostrazione che un domani alternativo e cooperativo è ancora possibile.

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