Veicoli senza equipaggio che trasportano rifornimenti, piattaforme autonome capaci di muoversi in aree ad alto rischio e sistemi robotici destinati a ridurre l’esposizione dei militari alle minacce del campo di battaglia. Non è uno scenario futuristico, ma una realtà che l’Esercito Italiano sta sperimentando concretamente presso il Poligono di Monte Romano, dove si è conclusa una delle più importanti campagne nazionali dedicate ai Robotics and Autonomous Systems (RAS).
Dopo quattro settimane di attività, il Comando per la Valutazione e Innovazione dell’Esercito (COMVIE) ha portato a termine una significativa fase di verifica e valutazione dei sistemi robotici e autonomi impiegati nell’ambito del concetto di logistica distribuita, con particolare attenzione al cosiddetto “ultimo miglio”, ovvero il trasferimento di materiali, munizioni e rifornimenti nelle aree più esposte e vicine alla linea di contatto.
La campagna di sperimentazione, avviata dall’Esercito già nel 2022, nasce dall’esigenza di comprendere come le nuove tecnologie possano supportare le unità di manovra nei moderni scenari operativi, caratterizzati da elevata intensità e da una crescente presenza di sistemi senza pilota. Attraverso una serie di realistiche “vignette operative”, i militari hanno potuto verificare l’efficacia e l’efficienza dei sistemi testati, valutando soprattutto la loro capacità di trasferire alle macchine alcune delle attività più pericolose, contribuendo così a salvaguardare il personale impiegato sul terreno.
Le recenti evoluzioni del panorama internazionale hanno evidenziato come la protezione delle linee logistiche rappresenti uno degli aspetti più delicati delle operazioni militari. In questo contesto, la robotica terrestre sta assumendo un ruolo sempre più importante, offrendo nuove possibilità per garantire continuità operativa anche negli ambienti più complessi e contestati.
La campagna RAS 2026 si è distinta non soltanto per il livello tecnologico delle piattaforme impiegate, ma anche per la complessità organizzativa dell’intera attività. Numerosi enti della Forza Armata, aziende del comparto industriale e specialisti del settore hanno collaborato per integrare sistemi differenti e verificarne il comportamento in condizioni operative realistiche.
Nella fase iniziale, le aziende coinvolte hanno provveduto all’installazione e all’inizializzazione dei sistemi. Successivamente è stato avviato un intenso programma di familiarizzazione e addestramento rivolto agli operatori militari chiamati a impiegare concretamente le nuove tecnologie durante la sperimentazione.
Un contributo fondamentale è stato fornito dal personale del 3° Reggimento Alpini e del 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti, che hanno messo a disposizione gli operatori necessari allo svolgimento delle prove sul terreno. A questi si è aggiunto il sostegno logistico garantito dall’80° Reggimento “Roma”, che ha assicurato il supporto indispensabile per l’intera durata dell’attività.
Uno degli elementi più innovativi della sperimentazione è stato il continuo confronto tra la componente operativa e quella ingegneristica. Militari e tecnici hanno lavorato fianco a fianco, trasformando Monte Romano in un vero laboratorio operativo dell’innovazione militare, dove ogni osservazione raccolta sul campo è stata immediatamente analizzata e utilizzata per migliorare i sistemi testati.
Questo approccio, basato su una metodologia agile e collaborativa, consente di accelerare lo sviluppo delle tecnologie emergenti, riducendo i tempi necessari per passare dalla fase sperimentale all’impiego operativo. Una filosofia che caratterizza sempre più le moderne forze armate e che punta a mantenere elevata la competitività tecnologica nei confronti delle sfide del futuro.
Al termine delle attività, il Generale di Corpo d’Armata Francesco Olla, Comandante per la Valutazione e Innovazione dell’Esercito, ha sottolineato l’importanza della costante sinergia tra Esercito e industria, evidenziando come questa collaborazione favorisca il raggiungimento della piena maturazione tecnologica dei prototipi e ne aumenti l’affidabilità in condizioni operative realistiche.
Particolare rilevanza ha assunto la misurazione dei Key Performance Indicator (KPI), parametri che consentono di valutare in maniera oggettiva le prestazioni dei sistemi testati. I risultati ottenuti rappresenteranno infatti una base fondamentale per definire le future esigenze operative e avviare i conseguenti processi di procurement, ovvero di acquisizione delle nuove capacità da parte della Forza Armata.
La sperimentazione condotta a Monte Romano non costituisce quindi un semplice test tecnologico, ma un tassello importante nel percorso di trasformazione dell’Esercito Italiano. Le informazioni raccolte consentiranno di individuare quali sistemi siano pronti per un eventuale impiego operativo e quali richiedano ulteriori sviluppi prima di entrare stabilmente nei reparti.
In un contesto internazionale in cui superiorità tecnologica, automazione e intelligenza artificiale stanno assumendo un peso crescente, la capacità di integrare efficacemente sistemi autonomi e personale militare rappresenta una delle principali sfide per le forze terrestri moderne.
La conclusione della campagna RAS 2026 conferma dunque la volontà dell’Esercito di investire con decisione nell’innovazione, perseguendo una costante modernizzazione della Forza Armata e sviluppando quelle che potrebbero diventare le future capacità operative terrestri. Monte Romano si conferma così uno dei principali poli nazionali per la sperimentazione tecnologica, dove uomini e tecnologia lavorano insieme per costruire strumenti sempre più efficaci, affidabili e sicuri, in grado di rispondere alle esigenze operative del presente e del futuro.
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