Nota di redazione: I tre articoli che verranno publicati su Brigatafolgore.net nascono ed elaborano i contenuti della grande intervista rilasciata dal Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, il Generale Carmine Masiello, al Corriere della Sera il 4 ottobre 2026. A due anni e mezzo dall'inizio del proprio incarico, il Generale ha consolidato un quadro dottrinale chiaro e rigoroso, dimostrando una piena consapevolezza delle minacce complesse che gravano sull'Italia. Da questa analisi emerge con forza la necessità di rafforzare lo strumento terrestre che, a differenza delle componenti navale e aeronautica, sconta storicamente — secondo le valutazioni e i parametri degli analisti internazionali — un maggiore bisogno di colmare i gap capacitivi e di incrementare le proprie risorse per reggere l'urto dei conflitti moderni.
«Rinforzare l’informazione e la consapevolezza pubblica sulla guerra ibrida, a partire da chi indossa l’uniforme. Come capo di Stato maggiore dell’Esercito ne sento l’urgenza per le conseguenze che può avere sui miei soldati. Siamo in guerra. Ibrida, ma pur sempre guerra». Il generale di Corpo d’Armata Carmine Masiello non usa giri di parole di fronte a una minaccia presente, proprio mentre guida la più profonda trasformazione dell’Esercito nell’era moderna. Illustrando la natura di questi pericoli, Masiello spiega: «Chi la conduce logora l’avversario senza offrirgli il pretesto per reagire, saggiando di continuo fin dove ci si può spingere prima che scatti una risposta. Il rischio, però, è concreto: non solo subire, ma scivolare per errore in un confronto aperto». Il quadro statistico e fattuale è evidente: «Gli attacchi cibernetici gravi sono cresciuti di quasi il 50% a livello globale e di oltre il 40% in Italia. Accanto al cyber c’è tutto il resto: sabotaggi a infrastrutture e cavi sottomarini, disturbo dei segnali satellitari, violazioni sistematiche degli spazi aerei alleati, interferenze nelle campagne elettorali. C’è poi la disinformazione, che si insinua nei processi decisionali (non solo militari, ma politici, economici e sociali) inquinando alla radice le informazioni su cui una comunità fonda le proprie scelte».
Il bersaglio e il vademecum: l'autodifesa cognitiva dagli smartphone
Il bersaglio primario di questa strategia non sono le armi, ma la persona: «L’obiettivo principale di queste attività è minare la coesione di un Paese e l’anello più esposto non è un sistema d’arma né un’infrastruttura: è la singola persona. Il vettore è lo smartphone che ciascuno di noi ha in tasca, con cui si informa e forma le proprie opinioni». Per contrastarlo, l'Esercito ha deciso di agire concretamente: «Stiamo per distribuire a tutto il personale dell’Esercito un vademecum: un “manuale di autodifesa cognitiva”, costruito su pochi passaggi essenziali. Riconoscere le leve emotive che la disinformazione utilizza, perché prima ti emoziona e poi ti convince. Cogliere i campanelli d’allarme, perché la fretta è nemica della verifica. E applicare quattro regole pratiche: fermarsi, controllare, confrontare, e solo alla fine condividere».
Il baluardo etico e la risposta corale dell'intero sistema Paese
A ciò si affianca il recupero dei principi etici: «Da tempo abbiamo conferito nuova forza e attenzione ai nostri valori fondamentali (Patria, disciplina, onore, cui si aggiungono lo spirito di sacrificio, l’obbedienza, il coraggio, la lealtà, il senso del dovere e di appartenenza) perché, a mio modo di vedere, rappresentano l’ultimo, vero baluardo contro ogni forma di attacco cognitivo». Tuttavia, conclude il Capo di Stato Maggiore, «sarebbe un errore pensare che la risposta possa essere solo militare. Un attacco informatico, una campagna di disinformazione o il sabotaggio di un’infrastruttura critica non si contrastano con i soli strumenti della Difesa: la tenuta dipende dall’intero sistema Paese, ovvero dalla risposta integrata delle sue Istituzioni, imprese, mezzi di comunicazione e mondo dell’informazione, fino ai singoli cittadini».
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