La U.S. Army ha ufficialmente battezzato il suo nuovo velivolo a rotori basculanti Bell MV-75 con il nome di Cheyenne II, ripristinando una delle denominazioni più iconiche e ambiziose della storia aeronautica militare. Questa scelta rispetta la lunga tradizione di nominare i mezzi da combattimento in onore delle tribù dei nativi americani. Il nome richiama direttamente il leggendario Lockheed AH-56 Cheyenne, il rivoluzionario elicottero d’attacco degli anni ’60 che cercava di fondere la velocità di un aereo con la versatilità di un rotore, ma il cui programma fu interrotto nel 1972 per problemi tecnici e politici. Oggi, a distanza di oltre sessant’anni dai primi prototipi, l’esercito statunitense riprende quel concetto interrotto per dare vita a una nuova era del volo verticale.
Il Cheyenne II rappresenta l’evoluzione finale del dimostratore tecnologico Bell V-280 Valor e introduce soluzioni ingegneristiche radicali rispetto ai modelli precedenti. A differenza dell’Osprey, l’MV-75 è progettato con motori fissi in posizione orizzontale, dove a ruotare sono esclusivamente i rotori e i sistemi di trasmissione; questo design aumenta l’affidabilità meccanica e riduce drasticamente l’impatto termico sulle zone di atterraggio. La sigla numerica 75 è stata scelta per celebrare il 1775, anno di fondazione della U.S. Army, seguendo una logica di designazione simbolica già adottata per il bombardiere stealth B-21 e il futuro caccia F-47, distaccandosi dalla sequenza numerica tradizionale per sottolineare l’importanza storica del progetto.
Il nuovo convertiplano è destinato a sostituire il celebre Sikorsky UH-60 Black Hawk, assumendo il ruolo di pilastro per il trasporto tattico e l’assalto aereo a lungo raggio. La prima unità operativa a ricevere i nuovi mezzi sarà la prestigiosa 101ª Divisione Aviotrasportata (Screaming Eagles) presso Fort Campbell. Sorprendendo gli osservatori internazionali, il Pentagono ha deciso di imprimere una forte accelerazione al programma: l’introduzione ufficiale avverrà già entro la fine del 2026, con largo anticipo rispetto alla previsione originale del 2030. L’esercito prevede di impiegare i primi sei prototipi di serie per avviare immediatamente i test sul campo, garantendo una capacità di proiezione delle truppe con velocità e raggio d’azione quasi raddoppiati rispetto agli elicotteri attuali.
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