Ad agosto le forze speciali polacche sono state il primo reparto alleato a sperimentare in Germania una nuova esercitazione americana costruita sulle lezioni del fronte ucraino. Infiltrazione, occultamento, guerra elettronica e attacco con droni stanno entrando rapidamente nell’addestramento delle unità speciali della NATO.
Lo scorso agosto, nel poligono statunitense di Hohenfels, in Germania, un reparto delle forze speciali polacche ha partecipato a una nuova esercitazione sviluppata dai Green Berets dell’US Army sulla base delle esperienze maturate nella guerra in Ucraina.
La Polonia è diventata così il primo alleato NATO a sperimentare questo nuovo modello addestrativo per le forze speciali, già testato in precedenza da team americani.
L’obiettivo non era semplicemente imparare a impiegare un drone. Le unità speciali dovevano infiltrarsi oltre le linee nemiche, attraversare territorio ostile, evitare la sorveglianza aerea ed elettronica e raggiungere una posizione dalla quale dirigere un attacco simulato mediante sistema senza pilota.
Si tratta di un addestramento che riflette direttamente le lezioni del fronte ucraino e che mostra come il ruolo delle forze speciali stia cambiando in un campo di battaglia dominato da droni e sensori.
Le forze speciali sotto osservazione continua
La guerra in Ucraina ha dimostrato che i droni non sono più soltanto strumenti di supporto.
Sono diventati una presenza costante sul campo di battaglia, capace di condizionare soprattutto quei reparti che devono muoversi in profondità nelle retrovie nemiche.
Ed è proprio questo il terreno tipico delle forze speciali.
Piccoli droni commerciali possono sorvegliare strade, boschi, edifici e posizioni militari per ore. Una volta individuato un bersaglio, le informazioni possono essere trasmesse rapidamente a un drone d’attacco, all’artiglieria o ad altri sistemi d’arma.
Per una pattuglia speciale, quindi, non basta più muoversi senza essere vista da un osservatore umano.
Occorre evitare anche sensori termici, telecamere, sistemi di guerra elettronica e intercettazione delle emissioni radio.
A Hohenfels le forze speciali polacche hanno dovuto decidere quando muoversi, quando restare occultate, quando comunicare e quando mantenere il silenzio elettronico.
La novità è evidente: l’addestramento delle forze speciali non riguarda più soltanto infiltrazione e combattimento, ma anche la capacità di sopravvivere all’interno di una rete permanente di sorveglianza nemica.
L’infiltrazione cambia volto
Per decenni le forze speciali occidentali hanno costruito gran parte delle proprie capacità sull’infiltrazione clandestina, sulla navigazione, sull’occultamento e sulla capacità di operare per lunghi periodi dietro le linee avversarie.
Queste capacità rimangono fondamentali.
Ma la guerra in Ucraina ha mostrato che l’infiltrazione tradizionale deve essere ripensata.
Una pattuglia può essere scoperta non perché sia stata vista direttamente, ma perché ha utilizzato una radio, acceso un dispositivo elettronico o attraversato una zona sorvegliata da droni.
Per le forze speciali la conseguenza è profonda: l’occultamento deve diventare contemporaneamente fisico, termico ed elettronico.
È proprio questa la filosofia della nuova esercitazione statunitense.
Le lezioni provenienti dall’Ucraina vengono osservate, analizzate dai Green Berets, trasformate in procedure addestrative e quindi trasferite alle unità speciali degli alleati.
Le forze speciali diventano così uno dei principali laboratori attraverso cui la NATO sperimenta le nuove forme di combattimento.
Dalla pattuglia speciale alla “kill chain”
L’aspetto forse più significativo riguarda il rapporto tra ricognizione e attacco.
Una piccola squadra di forze speciali infiltrata dietro le linee può individuare un bersaglio, identificarlo e trasmetterne rapidamente la posizione a sistemi d’arma collocati anche a grande distanza.
È la cosiddetta “kill chain”, la sequenza che collega sensore, identificazione, decisione e attacco.
La guerra in Ucraina ha ridotto drasticamente i tempi di questa catena.
Un drone può individuare un obiettivo e, pochi minuti dopo, un altro drone, l’artiglieria o un missile possono colpirlo.
Per le forze speciali questo significa un cambiamento decisivo.
Il valore di una pattuglia non dipende più soltanto dalle armi che porta con sé. Una squadra infiltrata può diventare un sensore avanzato capace di guidare la potenza di fuoco di un’intera rete di combattimento.
È una funzione perfettamente coerente con la natura stessa delle unità speciali: piccoli reparti, capaci di operare autonomamente e di produrre effetti strategici molto superiori alle proprie dimensioni.
Ma esiste anche il problema opposto.
Ogni comunicazione digitale può rivelare la posizione della squadra.
Per questo le forze speciali devono imparare a conciliare connettività e invisibilità, utilizzando le reti solo quando necessario e riducendo al minimo la propria firma elettronica.
Perché le forze speciali polacche
La scelta della Polonia come primo alleato non appare casuale.
Varsavia considera la guerra in Ucraina un riferimento diretto per la propria pianificazione militare e sta rafforzando rapidamente le proprie forze armate.
Le forze speciali polacche, inoltre, rappresentano uno degli strumenti più importanti per operazioni sul fianco orientale della NATO, dove eventuali missioni di ricognizione, infiltrazione e designazione degli obiettivi assumerebbero un valore particolarmente elevato.
Per queste unità, quindi, imparare a muoversi in un ambiente saturo di droni non è un esercizio teorico, ma una preparazione direttamente collegata agli scenari di conflitto ad alta intensità in Europa orientale.
Le forze speciali come laboratorio della nuova guerra
Per anni gli eserciti occidentali hanno considerato i droni una capacità aggiuntiva.
La guerra in Ucraina sta imponendo una visione diversa.
Il drone è ormai parte dell’ambiente di combattimento, esattamente come l’artiglieria, le comunicazioni o la guerra elettronica.
E proprio le forze speciali, per la natura delle loro missioni, sono tra i reparti che devono adattarsi più rapidamente.
Dovranno saper utilizzare droni propri, eludere quelli avversari, ridurre le emissioni radio, impiegare sistemi di guerra elettronica e continuare a operare anche quando le comunicazioni vengono disturbate.
L’esercitazione di Hohenfels rappresenta quindi qualcosa di più di una semplice attività bilaterale tra Stati Uniti e Polonia.
Mostra come le forze speciali stiano diventando il banco di prova attraverso cui le lezioni della guerra ucraina vengono trasformate in nuove tattiche NATO.
Nel prossimo conflitto ad alta intensità, le unità speciali continueranno a infiltrarsi dietro le linee nemiche, individuare obiettivi e condurre operazioni ad alto rischio.
Ma dovranno farlo in una condizione completamente nuova: sapendo che il cielo sopra di loro potrebbe essere costantemente occupato da droni nemici.
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