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ITB Exocet: il missile (navale) argentino che da terra colpì la Royal Navy e anticipò una lezione moderna sulla guerra costiera

Nel maggio del 1982, mentre la guerra delle Falkland/Malvinas si avvicinava alla sua fase più dura, la Marina argentina si trovò davanti a un problema concreto: le navi britanniche si avvicinavano di notte alla costa e battevano con il fuoco navale le posizioni argentine attorno a Puerto Argentino.

L’aviazione argentina aveva già dimostrato l’efficacia dell’Exocet AM39 lanciato dai Super Étendard, ma di notte il problema restava aperto. Serviva un’arma capace di minacciare le unità britanniche dal litorale, senza dipendere da missioni aeree complesse e rischiose. Da questa necessità nacque una delle soluzioni più particolari del conflitto: l’ITB, la Instalación de Tiro Berreta, un sistema improvvisato per lanciare da terra missili navali Exocet MM38.

Il nome era ironico. In Argentina, “berreta” indica qualcosa di povero, arrangiato, poco raffinato. Ma quella installazione, apparentemente precaria, sarebbe riuscita a colpire una nave da guerra della Royal Navy: il cacciatorpediniere HMS Glamorgan.

L’idea: portare l’Exocet dalla nave alla costa

L’idea prese forma all’inizio di maggio, quando la Marina argentina valutò la possibilità di impiegare da terra i missili Exocet MM38, normalmente destinati al lancio da unità navali. Il compito fu affidato al Capitano di Fregata e ingegnere Julio Marcelo Pérez, ufficiale della Armada Argentina con una solida esperienza nel settore missilistico.

Pérez non era un tecnico qualsiasi. Aveva studiato ingegneria elettronica e si era specializzato in controllo e guida dei missili presso la facoltà di Ingegneria Aerospaziale dell’Università La Sapienza di Roma. Negli anni Settanta aveva lavorato all’installazione degli Exocet MM38 sui vecchi cacciatorpediniere argentini di origine statunitense. Fu quindi uno degli uomini più adatti a tentare una soluzione d’emergenza.

A Puerto Belgrano, presso il Taller Central de Misiles e l’Arsenal Naval, iniziò un lavoro febbrile. Con Pérez operarono anche tecnici civili e specialisti, tra cui Antonio Shugt e José Luis Torelli, già coinvolti in attività legate ai sistemi Exocet.

Il problema era complesso: l’Exocet MM38 era progettato per ricevere dati e comandi da una vera installazione di tiro navale. Non bastava fissare il contenitore del missile su un rimorchio. Bisognava “ingannare” il missile, simulando i segnali che normalmente avrebbe ricevuto dalla nave.

Il carrello che trasportava l’Exocet per essere lanciato da terra. Durante le manovre veniva trasportato da un trattore agricolo.

I lanciatori dell’ARA Seguí

I contenitori-lanciatori utilizzati provenivano dal cacciatorpediniere argentino ARA Seguí, una delle unità su cui erano stati installati i missili Exocet MM38.

A Puerto Belgrano si lavorò giorno e notte. Il sistema non poteva essere una copia completa dell’impianto di bordo: sarebbe stato troppo grande, troppo pesante e troppo lento da smontare, trasportare e rimontare nelle isole. Pérez stimò che trasferire un’intera installazione navale avrebbe richiesto circa 45 giorni, tempo che la guarnigione argentina non aveva.

La soluzione fu creare un apparato molto più semplice: una serie di “scatole” elettroniche capaci di inviare al missile le sequenze necessarie per il lancio. Vennero realizzati circuiti, prove simulate e adattamenti continui. Secondo il racconto dello stesso Pérez, furono effettuati numerosi lanci simulati con il simulatore del missile prima di considerare il sistema utilizzabile.

In parallelo, nei Talleres Generales dell’Arsenal di Puerto Belgrano, vennero costruiti due grandi carrelli adibiti a rimorchio: uno per sostenere i due contenitori Exocet, l’altro per il generatore e le apparecchiature di controllo. Il sistema utilizzava anche un vecchio generatore Siemens, tecnologia risalente agli anni Trenta, originariamente impiegato per i riflettori antiaerei dell’Infantería de Marina.

Era un sistema pesante, grezzo e difficile da manovrare. Ma funzionava.

La batteria di Exocet installata nel carrello improvvisato a Puerto Belgramo, nell’Argentina continentale, durante il maggio del 1982.

Il volo verso le isole

Una volta completato, l’ITB doveva essere trasferito nelle Falkland/Malvinas. Per l’operazione furono impiegati due C-130 Hércules della Fuerza Aérea Argentina. Il carico comprendeva la rampa, i contenitori con i missili, il generatore e le apparecchiature di controllo, per un peso complessivo di diverse tonnellate.

Il trasferimento non fu semplice. Gli Hércules dovevano volare a bassissima quota per evitare i radar britannici. Dopo alcuni tentativi falliti a causa della situazione operativa sull’aeroporto, il sistema riuscì finalmente ad arrivare nelle isole la sera del 31 maggio 1982. Da quel momento l’ITB diventò una minaccia nascosta lungo il settore meridionale di Puerto Argentino/Stanley.

Un’altra foto che dimostra l’artigianalità del “sistema” ITB/Exocet

Una batteria costiera che appariva solo di notte

L’ITB venne installato lungo la strada che collegava Puerto Argentino all’aeroporto. La scelta non era casuale: quella zona permetteva di orientare il sistema verso il mare e verso le rotte seguite dalle navi britanniche impegnate nei bombardamenti notturni.

La batteria però non poteva restare esposta. Durante il giorno sarebbe stata vulnerabile alla ricognizione aerea britannica e agli attacchi. Per questo l’installazione veniva montata di notte e smontata prima dell’alba. I componenti venivano nascosti e dispersi, poi riportati in posizione la sera successiva.

Il sistema operava con l’aiuto di un radar terrestre Rasit, usato per individuare e seguire i bersagli navali. Il radar forniva direzione, distanza e velocità del bersaglio; quei dati venivano poi trasformati nei parametri necessari al lancio dell’Exocet.

Era una procedura complessa, manuale, con margini d’errore elevati. Ma il contesto era quello della guerra: non si cercava la perfezione, si cercava una possibilità concreta di colpire.

La notte del 1º giugno si presentò una prima occasione. Il sistema venne preparato e il missile fu lanciato, ma il tentativo non ebbe successo. Secondo alcune ricostruzioni, un missile non partì correttamente e un altro uscì con rotta errata, probabilmente a causa della fretta e della difficoltà nel ricalcolare rapidamente i dati di tiro.

Nonostante il fallimento, il sistema non venne abbandonato. Era ormai chiaro che l’ITB poteva funzionare. Servivano nuovi missili e una nuova occasione.

Il sistema ITB/Exocet veniva montato di notte e smontato prima dell’alba. I componenti venivano nascosti e dispersi, poi riportati in posizione la sera successiva.

La notte dell’11-12 giugno

La notte tra l’11 e il 12 giugno 1982, la Royal Navy era impegnata nel supporto di fuoco navale alle operazioni terrestri britanniche. In quelle ore si combatteva duramente sulle alture attorno a Puerto Argentino/Stanley, tra cui Monte Longdon, Monte Harriet e Two Sisters.

Intorno alle 03.30-04.00 del mattino, il radar argentino intercettò una nave britannica in allontanamento dopo una missione di bombardamento navale. Era il cacciatorpediniere HMS Glamorgan, unità della classe County.

Il bersaglio era al limite delle possibilità operative del sistema. 29960 metri secondo i dati telemetrici registrati e diffusi dal Ministero della Difesa Argentino, cioè prossima al raggio utile del radar e del tiro utile del missile. I dati furono calcolati rapidamente e l’ordine di lancio venne dato.

L’Exocet MM38 partì dalla costa.

Il lancio fu registrato dal giornalista argentino Nicolás Kasanzew, unico corrispondente televisivo argentino presente nelle isole per tutta la durata del conflitto.

L’impatto sulla HMS Glamorgan

A bordo della HMS Glamorgan il missile venne individuato e la nave cercò di manovrare per ridurre la propria esposizione. La reazione britannica fu rapida: il cacciatorpediniere virò violentemente, presentando la poppa al missile e riducendo così l’efficacia dell’impatto. Venne anche tentata una risposta con un missile Sea Cat, senza successo.

L’Exocet colpì comunque la nave nella zona poppiera, vicino all’hangar dell’elicottero. Il danno fu grave. La Glamorgan non affondò, ma venne messa fuori combattimento. Furono inoltre 14 i marinai britannici deceduti e numerosi i feriti.

Sul punto dell’esplosione esistono versioni differenti: fonti britanniche hanno sostenuto che la testata del missile non esplose completamente e che l’incendio fu aggravato dal carburante residuo e dall’elicottero Wessex presente nell’hangar. In ogni caso, il risultato operativo fu chiaro: la HMS Glamorgan fu gravemente danneggiata e costretta a ritirarsi dall’azione.

L’HMS Glamorgan colpita dall’Exocet montato sul sistema ITB

Non il primo missile costiero, ma una soluzione unica

L’ITB non fu il primo sistema missilistico costiero della storia. Sistemi di difesa costiera antinave esistevano già, soprattutto in ambito sovietico. La particolarità dell’ITB era un’altra: non era un sistema progettato dall’industria, ma una trasformazione d’emergenza.

Un missile navale, nato per essere lanciato da una nave, venne adattato in poche settimane a un impiego terrestre. Fu una soluzione di circostanza, realizzata senza il supporto del costruttore francese, con mezzi limitati, in piena guerra e sotto pressione operativa.

Questa è la vera importanza dell’ITB: non l’invenzione del missile costiero, ma la dimostrazione che un sistema d’arma complesso poteva essere compreso, adattato e impiegato fuori dal suo contesto originario.

Una foto del lancio dell’Exocet da terra. Da notare il gruppo elettrogeno sulla sinistra della foto, che si integrava nel sistema ITB.

L’eredità: dall’ITB all’Excalibur britannico

Dopo la guerra, i britannici studiarono con grande attenzione l’esperienza dell’ITB. Da quell’esperienza fu rafforzata l’idea di una batteria costiera Exocet britannica. Il sistema venne poi conosciuto come Excalibur e installato a Gibilterra, dove rimase operativo per anni.

Il sistema britannico era più strutturato, integrato e coerente con standard militari regolari. Ma il precedente argentino aveva dimostrato in combattimento una cosa precisa: un Exocet impiegato da terra poteva colpire una nave da guerra.

Una lezione ancora attuale

La storia dell’ITB parla di improvvisazione, ma non di improvvisazione casuale. Parla di competenza tecnica, conoscenza profonda del materiale disponibile e capacità di adattamento in condizioni estreme.

Oggi la difesa costiera è tornata al centro della guerra navale moderna. Missili mobili, radar, droni, sensori distribuiti e capacità di occultamento rendono le coste zone pericolose anche per flotte tecnologicamente superiori. Il principio è lo stesso che l’ITB dimostrò nel 1982: una nave costosa e complessa può essere minacciata da un sistema terrestre molto più economico, se quest’ultimo riesce a individuare, agganciare e colpire il bersaglio.

L’ITB non era elegante. Non era sofisticato. Non era nato da un lungo programma industriale. Ma nella notte tra l’11 e 12 giugno 1982 fece ciò per cui era stato pensato: costrinse la Royal Navy a prendere atto che anche da una costa apparentemente priva di difese missilistiche poteva partire un Exocet.

Il suo successo contro la HMS Glamorgan non cambiò l’esito della guerra, ormai vicino alla conclusione, ma lasciò una lezione militare importante: in guerra, la superiorità tecnologica non elimina il valore dell’adattamento, della conoscenza tecnica e della capacità di impiegare in modo inatteso ciò che si ha a disposizione.

L’ITB fu chiamato “berreta” (povero) dai suoi stessi creatori. Ma nella storia della guerra costiera resta tutt’altro che un sistema da poco.

Condoralex

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione. Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

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