Da Severodonetsk a Popasna, da Avdivka a Bakhmut fino a Pokrovsk, nelle prime linee del fronte ucraino i soldati consigliano da tempo di rimuovere la scritta bianca "Press" dai giubbotti antiproiettile. Il motivo non è solo la minaccia fisica rappresentata da cecchini e droni, che trasformano i reporter in bersagli designati, ma il fatto che il racconto dei conflitti è ormai risucchiato in una vera e propria guerra cognitiva. Dalle macerie del Donbass fino a Gaza e al Libano, il giornalismo di prima mano affronta una crisi profonda, travolta da combattenti mascherati da reporter, influencer digitali, blogger di regime e persino animazioni con i Lego guidate dall'intelligenza artificiale.
La zona grigia: quando l'informazione diventa un'arma cognitiva
Il veterano dei reportage Toni Capuozzo sottolinea come l'inviato di guerra classico sia ormai «raro come un panda», privo erede delle grandi narrazioni del passato. Ma il problema cruciale della guerra cognitiva risiede nell'ibridazione dei ruoli.
Nella Striscia di Gaza, l'esercito israeliano (IDF) ha smascherato decine di presunti giornalisti — formalmente collaboratori di agenzie internazionali e grandi network come Reuters, AFP, AP, CNN, BBC e Le Monde — che erano in realtà operativi armati di Hamas e della Jihad Islamica, alcuni dei quali coinvolti direttamente nella mattanza del 7 ottobre. Questo scenario apre interrogativi enormi sulla portata della disinformazione globale diffusa durante il conflitto.
Il dominio digitale: influencer, Z-blogger e l'ottavo fronte
L'informazione si è spostata radicalmente sul web, definito dal premier israeliano Benjamin Netanyahu come «l'ottavo fronte di guerra». Di fronte alla chiusura di Gaza alla stampa estera, tentativi di imporre una "contronarrazione" tramite influencer occidentali (come Xaviaer Du Rousseau o Brooke Goldstein) non sono riusciti a ribaltare la percezione globale dello Stato ebraico, surclassati persino dall'impatto virale di docufilm e prodotti multimediali indipendenti.
La guerra cognitiva vede protagonisti assoluti anche gli altri fronti:
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In Ucraina e Russia: I canali Telegram e i blogger militari (i cosiddetti Z-blogger come Semyon Pegov di War Gonzo, Alexander Kots e Mikhail Zvinchuk) hanno rivoluzionato il sistema informativo, spingendo persino lo Stato russo a introdurre rigide registrazioni obbligatorie per controllare i flussi di notizie e donazioni.
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In Iran: I Pasdaran combattono la narrazione avversaria sul piano della cultura pop e della provocazione digitale, impiegando animazioni realizzate con i Lego e potenziate dall'intelligenza artificiale su TikTok e social media.
La resistenza del testimone
Se un tempo la presenza del giornalista godeva di una relativa tutela e i contendenti "tiravano per la giacchetta" i reporter per guadagnarsi visibilità, oggi la tendenza è quella di sparare a chi documenta, sia in Ucraina che in Medio Oriente.
Nonostante la manipolazione cognitiva, la propaganda spinta e l'ascesa inarrestabile di algoritmi, meme e influencer, la conclusione di Toni Capuozzo ribadisce l'insostituibilità del valore umano: «Non sparirà il lavoro artigianale dell'inviato sul campo. Ci sarà sempre bisogno di un testimone necessario e prezioso».
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