Le immagini circolate in questi giorni sui social media — tavole imbandite, tovaglie candide e calici sollevati sulla terrazza del Vittoriano — rappresentano un’offesa profonda al sentimento nazionale e alla memoria di coloro che hanno sacrificato la propria vita per l’Italia. Trasformare il monumento simbolo dell’Unità nazionale, il luogo che custodisce le spoglie del Milite Ignoto, in una “location” esclusiva per cene private è un atto che travalica il limite dell’inopportuno per sfociare nel sacrilegio.
La voce di chi incarna il valore militare in Italia è stata immediata e ferma. Il Tenente Colonnello Gianfranco Paglia, Medaglia d’Oro al Valor Militare e consigliere del Ministro della Difesa, ha scosso le coscienze definendo la situazione con parole che non lasciano spazio a interpretazioni: “Il Vittoriano non è una semplice cartolina per i turisti o una scenografia per la movida estiva, ma il luogo sacro in cui riposa il Milite Ignoto, simbolo del sacrificio supremo di tutti i Caduti per la nostra Patria”.
Per Paglia, il contrasto tra la sacralità del sacello e la chiassosa mercificazione dell’area è intollerabile. “Questo impone un rispetto assoluto e invalicabile. È inaccettabile tollerare banchetti, bancarelle e transenne selvagge a ridosso di un vero e proprio santuario della memoria nazionale”.
La questione, sollevata anche dal vicepresidente della Camera Fabio Rampelli, va ben oltre la critica estetica. Si tratta di una questione di identità. Il picchetto d’onore, che presidia la tomba del Soldato senza nome 24 ore su 24, simboleggia il legame indissolubile tra lo Stato e i suoi eroi. Consentire che, a pochi metri da quel silenzio solenne, si svolgano “private dinners” significa ridurre il cuore della nostra storia a un mero prodotto commerciale, una sorta di parco tematico dove tutto è in vendita.
Le istituzioni — il Comune di Roma in primis — hanno il dovere morale di intervenire. La cultura e l’intrattenimento non possono e non devono mai essere perseguiti a discapito della dignità dei simboli identitari più preziosi. Come ricorda giustamente il Tenente Colonnello Paglia: “Di fronte ai nostri Caduti non si mercanteggia. Quel santuario della memoria va blindato e protetto da ogni speculazione”.
È tempo che il Vittoriano torni a essere ciò per cui è stato eretto: un tempio laico, un luogo di riflessione e di omaggio, dove il rumore del banchetto lasci finalmente spazio al silenzio doveroso per chi, nel silenzio di una guerra, ha donato tutto per il Paese.
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