L’apertura istituzionale della quarta edizione del convegno per il 500° della Battaglia di Pavia—con il Ministro della Difesa Guido Crosetto, rappresentanti del Governo e della NATO—ha lasciato presto spazio a una riflessione di fondo sulla sicurezza del continente. Se l’avvio ha messo a fuoco scenario internazionale e difesa comune, la seconda parte ha virato sul realismo: l’intervento del Generale C.A. Carmine Masiello, Capo di Stato Maggiore dell’Esercito, ha segnato il momento più concreto.
“Gli Stati Uniti non ci sono più.” La frase—spiegata subito dopo—non evoca un disimpegno totale, ma fotografa uno spostamento del baricentro: per Washington le priorità sono oggi l’emisfero occidentale e la competizione con la Cina. L’Europa non è più al centro dell’agenda USA come in passato. Da qui l’assunto: “La dipendenza dall’ombrello americano non è più sostenibile.” È un invito a ripensare ruolo, responsabilità e strumenti del Vecchio Continente.
Secondo Masiello, l’eccezionale stabilità europea degli ultimi decenni non può essere data per scontata. “La pace è una parentesi fra due guerre”, ha ammonito, richiamando i fronti aperti dall’Ucraina al Medio Oriente. L’equilibrio internazionale è fragile: prepararsi—sul piano mentale, organizzativo, industriale—diventa parte stessa della deterrenza.
Il conflitto ucraino è il paradigma di un modo di combattere ibrido: convenzionale, tecnologico e cognitivo. Tornano artiglierie e mezzi corazzati che l’Europa aveva quasi rimosso; avanzano droni, cyber e intelligenza artificiale; ma soprattutto la mente umana entra a pieno titolo nel campo di battaglia, tra propaganda e disinformazione.
La critica più dura riguarda la postura europea: trent’anni di peacekeeping hanno affievolito le capacità pesanti—carri fermi, artiglieria marginalizzata, difesa contraerea trascurata. Non mancano solo i mezzi: manca la mentalità. La priorità, insiste Masiello, è una svolta culturale. “Dobbiamo imparare ad anticipare, non solo a reagire… Sbagliare è importante: senza errore non c’è crescita, e senza crescita non c’è innovazione.”
Allargando il focus oltre la sfera militare, Masiello richiama l’articolo 52 della Costituzione: “La difesa è dovere di tutti i cittadini.” Denuncia una fragilità culturale che guarda con diffidenza alla presenza delle Forze Armate nelle scuole e nel dibattito pubblico.
L’obiettivo è chiaro: essere una forza compresa e sostenuta, non solo rispettata.
Per il Capo di SME il vero “collo di bottiglia” è industriale. I tempi europei di produzione e approvvigionamento non sono compatibili con la velocità della minaccia. Serve un sistema decisionale più agile e integrato, capace di superare burocrazie e rivalità fra Paesi.
E qui la questione diventa apertamente politica: “La difesa comune è una scelta politica, non tecnica.” Le forze armate possono cooperare, ma la volontà di costruire una difesa europea spetta ai governi.
“Possiamo diventare una potenza militare fra dieci anni — avverte — ma dobbiamo arrivarci pronti a gestire le crisi che possono esplodere prima.”
Il richiamo al quinto centenario non è folclore. A Pavia vinse chi capì per primo il salto tecnologico. Oggi—tra IA, spazio e cybersicurezza—la lezione è la stessa: chi non si adatta, perde.
Il Generale Masiello chiude con un avvertimento che è insieme programma e responsabilità: l’Europa non può più permettersi il ruolo di spettatrice della propria sicurezza.
O costruisce autonomia strategica, oppure rischia, ancora una volta, di arrivare troppo tardi.
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