{"id":22838,"date":"2025-08-16T13:31:00","date_gmt":"2025-08-16T12:31:00","guid":{"rendered":"https:\/\/brigatafolgore.net\/?p=22838"},"modified":"2025-08-16T10:31:57","modified_gmt":"2025-08-16T09:31:57","slug":"verso-una-nato-ridotta-lipotesi-dei-paesi-volenterosi-per-la-sicurezza-dellucraina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/brigatafolgore.net\/en\/verso-una-nato-ridotta-lipotesi-dei-paesi-volenterosi-per-la-sicurezza-dellucraina\/","title":{"rendered":"Verso una \u201cNato ridotta\u201d? L\u2019ipotesi dei Paesi volenterosi per la sicurezza dell\u2019Ucraina"},"content":{"rendered":"<p>Alla vigilia dell\u2019incontro di Anchorage tra Donald Trump e Vladimir Putin, le cronache diplomatiche hanno lasciato intravedere un possibile spiraglio di novit\u00e0 nel complesso dossier ucraino. Al centro della discussione, come sempre, vi \u00e8 la questione delle garanzie di sicurezza per Kiev: come impedire che, dopo un\u2019eventuale tregua, Mosca possa tornare ad aggredire l\u2019Ucraina fra qualche anno?<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo indiscrezioni, Washington \u2013 pur con le incognite legate alla leadership imprevedibile di Trump \u2013 avrebbe accettato l\u2019idea di un contingente militare internazionale fornito dai cosiddetti \u201cPaesi volenterosi\u201d, sostenuto logisticamente e tecnicamente dagli Stati Uniti. Si tratterebbe di una forza composta da nazioni europee come Regno Unito, Francia, e potenzialmente Germania e Italia, disposte a impegnarsi per garantire la stabilit\u00e0 in questo angolo cruciale del continente. In sostanza, un meccanismo di difesa collettiva che, con le dovute differenze, ricorderebbe una <strong>Nato in formato ridotto<\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Perch\u00e9 nasce l\u2019idea dei \u201cvolenterosi\u201d<\/h2>\n\n\n\n<p>La proposta nasce da una constatazione: la Nato attuale fatica a muoversi con rapidit\u00e0 ed efficacia. Con 32 Paesi membri, interessi nazionali divergenti e la costante minaccia dei veti interni, l\u2019Alleanza rischia spesso la paralisi. Non \u00e8 difficile immaginare come, di fronte a un\u2019aggressione russa, Paesi come l\u2019Ungheria di Viktor Orban o la Turchia di Recep Tayyip Erdogan possano bloccare l\u2019ingresso immediato dell\u2019Ucraina nell\u2019Alleanza, vanificando gli sforzi diplomatici e strategici degli altri partner.<\/p>\n\n\n\n<p>Ecco dunque l\u2019ipotesi: <strong>creare un formato ristretto di Stati con politiche convergenti e valori condivisi<\/strong>, pronti ad agire senza subire le lentezze di un\u2019organizzazione mastodontica. L\u2019idea di un pilastro europeo della Nato, o di una \u201cgamba europea\u201d dell\u2019Alleanza, si inserisce proprio in questa logica. Non a caso, gi\u00e0 l\u2019Italia aveva avanzato nei mesi scorsi una proposta di accordo militare bilaterale o multilaterale, con regole e automatismi simili a quelli atlantici, per garantire a Kiev un ombrello di sicurezza credibile.<\/p>\n\n\n\n<p>Il paragone con i <strong>fallimentari accordi di Minsk<\/strong> \u00e8 inevitabile: senza un apparato militare di deterrenza, le clausole scritte sulla carta restano inefficaci. Questa volta, invece, si punta a una garanzia concreta e operativa.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Una lezione per l\u2019Europa<\/h2>\n\n\n\n<p>Il dibattito che nasce attorno alla sicurezza dell\u2019Ucraina riflette un problema pi\u00f9 ampio: quello della <strong>governabilit\u00e0 delle grandi organizzazioni internazionali<\/strong>. L\u2019Onu \u00e8 l\u2019esempio pi\u00f9 evidente: concepita come un motore della pace mondiale, si \u00e8 trasformata in un organismo spesso paralizzato dai veti incrociati, incapace di reagire con la rapidit\u00e0 necessaria di fronte a crisi improvvise.<\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso discorso potrebbe valere per l\u2019Unione Europea. Con 27 Stati membri, l\u2019UE si trova frequentemente bloccata su decisioni cruciali, prigioniera di divisioni interne e della regola dell\u2019unanimit\u00e0. Da qui la suggestione: non sarebbe forse pi\u00f9 efficace un\u2019Europa pi\u00f9 piccola, composta dai Paesi fondatori e da chi condivide realmente valori e responsabilit\u00e0 comuni? In un mondo caratterizzato dalla competizione con autocrazie centralizzate e rapide nel decidere, contano la <strong>coesione e la velocit\u00e0 d\u2019azione<\/strong>, pi\u00f9 che la semplice dimensione numerica.<\/p>\n\n\n\n<h2 class=\"wp-block-heading\">Conclusion<\/h2>\n\n\n\n<p>L\u2019ipotesi di una \u201cNato ridotta\u201d, formata da un gruppo di Paesi volenterosi in stretta cooperazione con Washington, rappresenta quindi molto pi\u00f9 di una soluzione temporanea per l\u2019Ucraina: \u00e8 un segnale della trasformazione degli equilibri globali.<\/p>\n\n\n\n<p>La guerra in corso ha reso evidente che le grandi alleanze, nate in un\u2019epoca di rapporti pi\u00f9 statici, rischiano oggi di diventare strumenti troppo lenti. Il futuro della sicurezza europea \u2013 e forse della stessa architettura internazionale \u2013 potrebbe passare da <strong>coalizioni ristrette ma determinate<\/strong>, capaci di agire con coerenza e rapidit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>In fondo, la lezione \u00e8 chiara: nel mondo attuale, essere in tanti non sempre significa essere pi\u00f9 forti. A volte, la vera potenza sta nella compattezza di chi condivide davvero valori, interessi e volont\u00e0 politica.<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Alla vigilia dell\u2019incontro di Anchorage tra Donald Trump e Vladimir Putin, le cronache diplomatiche hanno lasciato intravedere un possibile spiraglio di novit\u00e0 nel complesso dossier ucraino. 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