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Due marine, due visioni: l’approccio “Hybrid” della Royal Navy sfida il modello tradizionale

Il futuro delle flotte europee si gioca su un bivio strategico. Da un lato, la Marina Militare italiana mantiene una rotta basata sulla centralità della nave complessa e dell’equipaggio; dall’altro, la Royal Navy britannica ha imboccato una via radicalmente alternativa, puntando tutto su una “Hybrid Navy” che vede nel drone e nell’automazione il cuore della propria evoluzione.

La Royal Navy: L’alternativa della “Distributed Lethality”

La Royal Navy, attraverso il nuovo Defence Investment Plan (DIP), propone un cambio di paradigma: rinunciare a sostituire i cacciatorpediniere con nuove unità di grandi dimensioni per costruire invece una forza distribuita. Questa scelta si contrappone nettamente alla visione convenzionale, basata sui seguenti pilastri:

  • Sostituzione dell’asset tradizionale: Invece di investire in costosi cacciatorpediniere come il previsto Type 83, la RN intende sviluppare Common Combat Vessels (CCV) che fungano da “hub di comando” per gestire sciami di navi autonome e droni.
  • Abbattimento dei costi umani e strutturali: La logica britannica mira a eliminare le necessità logistiche connesse alla presenza umana a bordo (mense, spazi vitali, sistemi di supporto vitale), riducendo drasticamente i costi operativi e superando la carenza di personale attraverso la tecnologia.
  • Resilienza tramite la dispersione: La strategia punta a “disperdere” la capacità di fuoco (come nel caso del Type 91 “missile barge”) per rendere estremamente difficile per un avversario neutralizzare un gruppo tattico con un singolo attacco mirato.
Due marine, due visioni: l’approccio “Hybrid” della Royal Navy sfida il modello tradizionale

La Marina Militare: La persistenza del modello “Human-Centric”

Mentre la Royal Navy cerca di smantellare il modello di nave da guerra classica, la Marina Militare italiana si muove su un solco diverso. Come dichiarato dall’ammiraglio Giuseppe Berutti Bergotto, la priorità rimane la proiezione di capacità militari avanzate basate su un forte apparato umano e tecnologico.

  • Integrazione anziché sostituzione: L’Italia utilizza i droni come moltiplicatori di forza integrati su navi polivalenti, non come sostituti della nave presidiata.
  • Il primato della decisione umana: Nonostante la sperimentazione con l’intelligenza artificiale per l’analisi dei dati, l’Ammiraglio Bergotto chiarisce che “alla fine è l’essere umano a prendere le decisioni”.
  • Crescita degli organici: A differenza del Regno Unito, che tenta di ridurre il personale tramite l’automazione, l’Italia sta attivamente lavorando per accrescere i propri organici, puntando a passare dagli attuali 27.000 a oltre 30.000 effettivi.

Conclusioni: Due filosofie a confronto

La Royal Navy presenta un’alternativa audace e di rottura: l’idea che la modernità coincida con la rimozione del fattore umano dalla linea di fuoco per massimizzare l’efficienza della macchina.

La Marina Militare italiana, invece, interpreta la modernità come un potenziamento delle proprie capacità convenzionali, dove la tecnologia agisce da supporto all’operatore umano in un ecosistema navale integrato. Il futuro dirà se la scommessa britannica sulla “Hybrid Navy” saprà davvero offrire una protezione più efficace o se il modello italiano di versatilità e presidio umano rimarrà il pilastro più affidabile per la sicurezza dei mari.

Condoralex

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione. Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

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