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Droni, l’Italia davanti alla nuova sfida della difesa di Stazioni, Porti e Aeroporti

La diffusione di droni economici e sofisticati impone all’Italia di rafforzare la difesa di aeroporti, porti, centrali, raffinerie, basi militari e nodi logistici. Radar, sensori e sistemi di neutralizzazione devono operare senza rischi per civili e infrastrutture. Servono inoltre competenze definite, strumenti mobili e intercettori sostenibili da impiegare nelle aree più esposte.

Droni, l’Italia davanti alla nuova sfida della difesa di Stazioni, Porti e Aeroporti
Droni, l’Italia davanti alla nuova sfida della difesa di Stazioni, Porti e Aeroporti - Immagine generata con AI
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Droni, l’Italia davanti alla nuova sfida della difesa di Stazioni, Porti e Aeroporti
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Redazione Redazione 4 min di lettura 0 Scarica PDF

La diffusione di droni economici e sofisticati impone all’Italia di rafforzare la difesa di aeroporti, porti, centrali, raffinerie, basi militari e nodi logistici. Radar, sensori e sistemi di neutralizzazione devono operare senza rischi per civili e infrastrutture. Servono inoltre competenze definite, strumenti mobili e intercettori sostenibili da impiegare nelle aree più esposte.

La minaccia dei droni non riguarda più soltanto i campi di battaglia. Anche in Italia aeroporti, porti, centrali energetiche, raffinerie, basi militari, nodi ferroviari e centri logistici devono ormai essere considerati potenziali obiettivi di incursioni condotte con sistemi senza pilota.

La diffusione di droni economici, facilmente reperibili e sempre più sofisticati sta mettendo in discussione i tradizionali modelli di difesa aerea. Il problema non è soltanto individuare un velivolo sospetto, ma neutralizzarlo rapidamente senza creare rischi per la popolazione, gli aeromobili civili o le stesse infrastrutture da proteggere.

Per l’Italia la questione è particolarmente delicata. La presenza di grandi aeroporti internazionali, porti strategici, impianti energetici e installazioni militari rende necessario costruire una capacità anti-drone estesa anche alla protezione delle infrastrutture civili.

Individuare i piccoli droni

I sistemi di difesa aerea tradizionali sono stati progettati soprattutto per aerei, elicotteri e missili. I piccoli droni presentano caratteristiche molto diverse.

Volano a bassa quota, possono avere una ridotta traccia radar e utilizzare componenti commerciali. In ambienti urbani o industriali la loro individuazione è ancora più complessa.

Per questo una efficace difesa anti-drone deve integrare radar, sensori a radiofrequenza, telecamere termiche ed elettro-ottiche.

Nessun singolo sensore è sufficiente contro ogni tipo di minaccia.

Particolarmente delicato è il caso degli aeroporti, dove anche un falso allarme può provocare la sospensione dei voli e conseguenze economiche significative.

Come fermare un drone

Individuare il bersaglio rappresenta soltanto il primo problema. Il secondo è neutralizzarlo.

I sistemi di guerra elettronica possono disturbare comunicazioni e navigazione satellitare, ma non sono efficaci contro tutti i velivoli e possono interferire con apparati civili.

Le alternative comprendono droni intercettori, cannoni, missili e altri sistemi di neutralizzazione. Nelle aree densamente popolate, però, l’impiego di armi convenzionali può comportare rischi elevati.

Il vero nodo è anche economico.

Abbattere un drone da poche migliaia di euro con un missile molto più costoso non è una strategia sostenibile su larga scala.

La guerra in Ucraina ha mostrato chiaramente quanto sia decisivo il rapporto tra costo della minaccia e costo della difesa.

Per l’Italia diventano quindi fondamentali sistemi intercettori economici, mobili e rapidamente dispiegabili.

Aeroporti, porti ed energia

Non tutte le infrastrutture possono essere protette nello stesso modo.

L’Italia possiede migliaia di siti potenzialmente sensibili e una protezione permanente di ciascuno di essi avrebbe costi enormi.

Sarà quindi necessario stabilire delle priorità.

Aeroporti, porti, basi militari, centrali energetiche, raffinerie e grandi nodi logistici rappresentano le infrastrutture per le quali una protezione anti-drone permanente potrebbe diventare sempre più importante.

Per altri siti potrebbero invece essere utilizzati sistemi mobili, da schierare rapidamente in caso di aumento della minaccia.

Occorrerà inoltre distinguere un drone civile entrato accidentalmente in un’area vietata da una vera azione ostile. Un sistema adeguato a controllare un piccolo drone commerciale potrebbe essere insufficiente contro più velivoli autonomi diretti verso un’infrastruttura strategica.

Il nodo delle competenze

Per l’Italia esiste anche un problema organizzativo e normativo.

La risposta a un drone ostile può coinvolgere Forze Armate, Forze di polizia, autorità aeronautiche e gestori delle infrastrutture. Competenze e poteri di intervento, però, non coincidono necessariamente.

In caso di minaccia reale, pochi minuti possono fare la differenza.

Diventa quindi essenziale stabilire preventivamente chi deve individuare il bersaglio, chi può autorizzare l’intervento e quali strumenti possono essere utilizzati.

La lezione dell’Ucraina

Il conflitto in Ucraina ha trasformato i droni in uno degli strumenti principali della guerra contemporanea.

Gli attacchi contro infrastrutture energetiche e logistiche hanno dimostrato che non basta possedere sistemi tecnologicamente sofisticati.

Servono grandi quantità di sensori, intercettori e apparati di guerra elettronica, sostenuti da una capacità industriale in grado di produrli e aggiornarli rapidamente.

Una tecnologia eccellente ma disponibile in pochi esemplari rischia di essere inutile contro una minaccia basata sulla quantità.

È questa probabilmente la principale lezione anche per l’Italia.

La vera sfida sarà quindi industriale oltre che militare.

L’Italia dispone di importanti competenze nel settore aerospaziale, elettronico e della difesa, ma il passaggio decisivo sarà riuscire a trasformare queste capacità in sistemi economicamente sostenibili e disponibili su larga scala.

La difesa dei cieli italiani non riguarderà più soltanto caccia e missili.

Sempre più spesso significherà riuscire a individuare e neutralizzare un piccolo drone prima che raggiunga un aeroporto, un porto, una centrale elettrica o un altro punto nevralgico del Paese.

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