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Difesa e minacce: la Nato spende di più, ma l’Europa può davvero reggere il passo?

Con la guerra in Ucraina che infuria dal 2022 e la linea politica di Donald Trump nei confronti della Nato, l’Europa si trova in un momento cruciale per il suo futuro in materia di sicurezza. L’Alleanza Atlantica, storicamente trainata dagli Stati Uniti, si trova oggi di fronte a una crescente necessità di riorganizzazione, non solo strategica ma anche finanziaria.

Gli Stati Uniti restano il primo contributore Nato, con un colossale budget della difesa pari a 895,6 miliardi di euro nel 2024 (circa 880 miliardi di dollari nel 2023). Una cifra talmente elevata da superare da sola la somma dei successivi otto paesi al mondo in termini di investimenti militari, secondo un’analisi di Al Jazeera basata sui dati del Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI). Questo primato riflette il ruolo dominante di Washington nello scacchiere globale, ma evidenzia anche l’asimmetria esistente tra i membri della Nato.

La corsa globale agli armamenti

La spesa militare globale ha raggiunto nel 2023 la cifra record di 2.440 miliardi di dollari, con un aumento del 6,8% rispetto all’anno precedente. È il balzo più significativo dal 2009, e segna il ritorno della competizione tra grandi potenze. La Cina, con 309 miliardi, mantiene il secondo posto, seguita dalla Russia con 126 miliardi. Tuttavia, se si guarda alla spesa pro capite, le proporzioni cambiano drasticamente: gli Stati Uniti investono 2.694 dollari per abitante, mentre la Cina ne spende 208. Israele, con 2.997 dollari per abitante, detiene il primato mondiale. L’Arabia Saudita, con una spesa pari al 7,1% del suo Pil, raggiunge i 2.052 dollari pro capite, una cifra comparabile a quella americana.

Tra i casi più estremi, emerge l’Ucraina: nel pieno del conflitto con la Russia, nel 2023 ha destinato 62,1 miliardi di dollari alla difesa, pari al 36,7% del Pil e a oltre la metà della spesa pubblica complessiva.

L’Europa aumenta la spesa, ma resta indietro

Negli ultimi dieci anni, la spesa militare europea è cresciuta costantemente. Solo nell’ultimo anno è aumentata dell’11,7% in termini reali, raggiungendo 423,3 miliardi di euro. Un incremento del 50% rispetto al 2014, ma ancora insufficiente rispetto agli standard fissati da Washington. I 23 Paesi dell’Ue membri della Nato hanno raggiunto una spesa pari al 2% del Pil combinato nel 2024, e si prevede che toccheranno il 2,04% nel 2025.

Tuttavia, Donald Trump – in vista di una possibile rielezione – ha lanciato l’idea che i membri della Nato dovrebbero destinare almeno il 5% del proprio Pil alla difesa, una proposta sostenuta dalla commissaria Ue agli Affari esteri Kaja Kallas e accolta anche dal presidente francese Emmanuel Macron, che punta al 3,5% del Pil per la Francia.

Grandi e piccoli sforzi: Germania, Polonia, Spagna

Tra le economie europee, la Germania ha visto un aumento del 23,2% della spesa militare tra 2023 e 2024, diventando il quarto Paese al mondo per budget destinato alla difesa. La Polonia, sulla frontiera orientale della Nato, ha invece portato il suo impegno al 4,12% del Pil, diventando il Paese europeo con il più alto rapporto spesa-Pil, seguita da Estonia (3,43%).

Ma non tutti i Paesi europei seguono lo stesso ritmo. La Spagna ha rifiutato di cedere alle pressioni di Trump: prevede di raggiungere solo nel 2029 il 2% del Pil, partendo dagli attuali 17,5 miliardi di euro. L’Italia, con una spesa di 34,5 miliardi di dollari (1,49% del Pil), resta al di sotto della media Nato, investendo 603 dollari per cittadino, contro i 946 della Francia e i 1.106 del Regno Unito.

Un’Alleanza frammentata

Oggi, 23 su 32 Paesi Nato rispettano l’obiettivo del 2% del Pil, contro appena tre nel 2014. Ma le differenze restano marcate. Se il trend di crescita della spesa dovesse mantenersi costante, si potrebbe raggiungere una media del 3% del Pil entro cinque anni e del 5% entro dieci. Tuttavia, mantenere tali ritmi appare poco realistico, soprattutto senza una riforma strutturale.

Come ha sottolineato Jeromin Zettelmeyer, direttore del think tank Bruegel, l’Europa deve mettere in comune gli acquisti militari per aumentare le capacità difensive a costi sostenibili. Solo attraverso cooperazione e integrazione industriale, l’Ue potrà rafforzare la propria sicurezza senza compromettere la stabilità economica.

Fonte: https://www.sipri.org/

Condoralex

Al secolo Alessandro Generotti, C.le magg. Paracadutista in congedo. Brevetto Paracadutista Militare nº 192806. 186º RGT Par. Folgore/5º BTG. Par. El Alamein/XIII Cp. Par. Condor. Fondatore e amministratore del sito web BRIGATAFOLGORE.NET. Blogger e informatico di professione. Socio Ordinario ANPDI Sezione di Siena.

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